Formaggeria Italiana presente a CIBUS Connect 2017

Formaggeria Italiana (by Italcaseus) sarà presente alla prossima edizione di CIBUS Connect che si terrà nei giorni 12-13 aprile presso la Fiera di Parma.

Un’occasione unica per conoscere più da vicino tutte le nostre eccellenze.

Tra le nostre referenze: Grana Padano di alta qualità, Parmigiano Reggiano con certificazione Halal, Raspadura, Grana Tipico Lodigiano ed alcuni dei migliori salumi italiani.

Se vuoi fissare un incontro con uno dei nostri referenti presenti al CIBUS scrivici all’indirizzo info@formaggeriaitaliana.com così da organizzare l’incontro.

 

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La ricetta del giorno: Risotto al Bagòss

Questa settimana Formaggeria Italiana propone una ricetta raffinata realizzata con uno dei formaggi più pregiati del nostro paese: il Bagòss di Bagolino.

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Il Bitto: un formaggio dalle origini millenarie

Il Formaggio Bitto ha origini millenarie, ma la prima testimonianza scritta giunta fino ai giorni nostri risale al XVI secolo, da un autore esterno al territorio, Ortensio Lando nel suo Commentario. “Il cacio della valle del Bitto” viene segnalato dall’autore come prodotto valtellinese da non perdere, insieme al formaggio Melengo (della Valmalenco), a quelli di Ponte o Tirano e Chiavenna.
Il “formaggio della valle del Bitto” viene menzionato in atti relativi a transazioni commerciali tra il Cinquecento e l’Ottocento attestando una superiorità qualitativa e un prezzo superiore rispetto al generico “formaggio grasso” locale, in primo luogo dovuto alla diversa capacità di invecchiamento.
Il Bitto nasce nelle vallate orobiche occidentali, grazie ad una serie di condizioni favorevoli eccezionali di tipo geografico, naturale, geopolitico e culturale. Nel territorio del Parco delle Orobie Valtellinesi, si estende un comprensorio di pascoli alpini, che per esposizione, umidità e temperatura, sin dal Medioevo è stato alla base di un’economia di allevamento e di produzione casearia specializzata.
Un altro fattore determinante per il successo di questa produzione casearia di eccellenza è stata l’apertura di due importanti vie commerciali su Como e Bergamo: il primo facilmente raggiungibile via acqua grazie al fiume Adda, il secondo attraverso la Val Brembana percorsa dalla Via Priula – asse internazionale di transito commerciale.
Nel XVesimo secolo i sentieri alpini di collegamento alla Val Brembana e i passi orobici (San Marco, Verrobbio, Bocchetta di Trona) rappresentavano percorsi agevoli per mercanti, allevatori ed eserciti in un contesto valtellinese diviso tra Stato di Milano, Repubblica di Venezia e Grigioni. Tale situazione geopolitica innescò una concorrenza tra due poli commerciali: Morbegno e Como da una parte, Branzi e Bergamo dall’altra; il Bitto ebbe accesso a distinti mercati in grado di apprezzarne e remunerarne la qualità, consacrandosi formaggio da esportazione grazie alla sua attitudine all’invecchiamento che gli consentì di affrontare lenti e lunghi viaggi a dorso di un mulo, su carri e barche.
La straordinaria qualità e il valore economico connesso era tale da giustificare i costi di trasporto, stagionatura e intermediazione commerciale. Non dobbiamo dimenticare che, fino alla fine dell’Ottocento, il formaggio duro e stagionato rimase un bene di lusso. (Fonte: Formaggiobitto.com)

Questo importante prodotto lombardo non può mancare tra la selezione delle eccellenze di Formaggeria Italiana.

Per ordini contattateci all’indirizzo info@formaggeriaitaliana.com.

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Rotolini di zucchine ripiene di formaggio

Questa è una di quelle ricette di semplice esecuzione ma dalla massima resa: zucchine e formaggio cremoso, quello che preferite, i protagonisti della pietanza di oggi, ovvero i rotolini di zucchine ripieni di formaggio. Possono essere serviti all’occorrenza sia come antipasto estivo che come secondo sfizioso. Il loro punto di forza sta nella qualità delle zucchine, prediligete quelle fresche che dovranno essere grigliate prima di essere farcite, e del formaggio utilizzato.

INGREDIENTI

3 zucchine | 250 gr di philadelphia | menta e basilico freschi tritati | sale e pepe

PREPARAZIONE

Lavare le zucchine, eliminare le estremità e tagliarle a fette lunghe. Adesso grigliarle su una piastra rovente e man mano metterle da parte. Salarle.
Porre il formaggio in una ciotola, unire le erbe tritate, del sale e del pepe e lavorare bene con una forchetta. Ottenuto un composto omogeneo spalmarlo sulle fette grigliate di zucchine.
Arrotolarle bene quindi conservarle in frigo all’interno di un vassoio. Servire dopo un breve riposo.
Una volta cotte le zucchine, queste andranno farcite con il composto di formaggio ed aromi ed arrotolate con cura, quindi conservate in frigo fino al momento di essere servite. Si tratta, allo stesso tempo, di una ricetta leggera, adatta anche a chi sia a dieta. Nel caso in cui, invece, vogliate rendere i rotolini più saporiti vi consiglio di unire poco gorgonzola al ripieno, ne risentirà positivamente in sapore.

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Parmigiano Reggiano, prosegue il boom dell’export: +10%

A trainare sono gli Usa, che registrano un sorprendente +11% a gennaio e febbraio. Il problema resta il calo di produzione: -1,9% nel primo quadrimestre

E’ una crescita pressoché senza precedenti quella che stanno registrando le esportazioni di Parmigiano Reggiano, che ha chiuso il primo bimestre 2015 con una crescita a doppia cifra: +10,1%
A trainare il boom delle esportazioni sono soprattutto gli Usa, con risultati che in gennaio e febbraio si sono attestati attorno al +11%.

“I flussi – sottolinea il presidente del Consorzio del Parmigiano Reggiano, Giuseppe Alai – sono buoni anche in Europa, che resta tuttora il principale mercato, tanto che a febbraio le esportazioni complessive intra ed extra-UE sono cresciute del 9,4%. Questi risultati hanno permesso di riassorbire ampiamente l’impatto, a volume, dell’embargo russo, ma auspichiamo che a breve l’azione diplomatica internazionale possa consentire la riapertura delle frontiere di questo importante mercato, cosa che porterebbe ad una ulteriore accelerazione delle performance estere del nostro prodotto”.

Sempre nel primo bimestre 2015, anche le vendite di grattugiato registrano un significativo incremento, con un +9,8%.
“Un risultato – spiega Alai – particolarmente importante per il sistema Parmigiano Reggiano, soprattutto in considerazione del fatto che tutte le operazioni di confezionamento avvengono nel comprensorio di produzione, accorciando la filiera, rendendo più agevoli ed incisivi i controlli e le operazioni di vigilanza e generando nuovo valore nei territori cui il prodotto è storicamente legato”.

Sul versante produttivo, intanto, prosegue il calo già manifestatosi all’inizio dell’anno: ad aprile, infatti, la produzione è scesa dell’1,2%, portando il dato quadrimestrale a -1,9%.
“Nonostante la crescita del 5% registrata da inizio anno – prosegue Alai – le quotazioni si mantengono a livelli ancora del tutto insoddisfacenti, e in questo modo è divenuto il mercato – con tutte le negative conseguenze che questo comporta – il vero regolatore di quell’offerta che, al contrario, deve essere determinata con l’esercizio di un ruolo più attivo da parte dei produttori, così come è negli obiettivi dei piani di regolazione dell’offerta che abbiamo rivisto in occasione della recente assemblea e sui quali i caseifici dovranno esprimersi entro l’autunno”.

Quanto alle prospettive, Alai vede ancora nelle esportazioni, associate proprio alla regolazione dell’offerta, il primo motore di sviluppo del sistema: “L’aumento continuo delle quantità esportate – spiega il presidente del Consorzio – rende evidente il fatto che in termini percentuali sarà difficile mantenere gli attuali ritmi, ma le nuove azioni avviate in Cina e in diversi Paesi dell’America Latina, unite agli incontri commerciali di cui siamo protagonisti nell’ambito di Expo, stanno già offrendo nuovi e incoraggianti segnali per il nostro prodotto”.

(Fonte: Formaggio.it)

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Emirati Arabi, +15% l’export dei formaggi italiani. Sfondata la soglia di un milione di kg

In corso a Dubai GulFood, l’importante fiera alimentare. Presente anche Afidop. La Mozzarella il nostro prodotto caseario più richiesto

E’ in corso a Dubai (oggi ultima giornata) GulFood, una delle più importanti esposizioni internazionali dell’agroalimentare, una vera e propria porta d’accesso per i nostri prodotti nel mondo arabo. All’interno del Padiglione Shk Saeed 1 si trova la nutrita ed agguerrita schiera delle imprese casearie associate ad Assolatte e molti tra i più importanti Consorzi di tutela.

Presente alla fiera per il secondo anno anche Afidop (l’Associazione dei formaggi Dop e Igp) organizzatrice di un’importante cena di gala per i buyer del settore.

“Con 4,5 milioni di abitanti, Dubai è uno dei Paesi più importanti degli Emirati Arabi Uniti – sottolinea Adriano Hribal, delegato alla presidenza di Assolatte -. Con un reddito procapite tra i più alti al mondo, gli Emirati sono la seconda popolazione più numerosa tra le economie dei Paesi del Golfo e attraggono una moltitudine di investimenti esteri. Si tratta di un mercato particolarmente interessante per le nostre imprese, avvantaggiate dall’apprezzamento del mercato locale per l’alto livello qualitativo dei nostri alimenti”.

Nei primi dieci mesi del 2013 gli Emirati hanno importato prodotti alimentari italiani per circa 164 milioni di euro, con una crescita rispetto all’analogo periodo precedente del 26,3%. I prodotti più importati sono pasta e prodotti ortofrutticoli.
In cima alla classifica dei prodotti d’origine animale preferiti dagli emiratini, con il 3,5% del valore totale delle importazioni, si trovano formaggi e latticini.

Le esportazioni di formaggi italiani negli Eau sono in continua crescita. Negli ultimi cinque anni i volumi sono quasi raddoppiati. I dati gennaio-ottobre 2013 mostrano un aumento dei volumi esportati del 15,1% e un aumento in valore del 6,9%. Se tali tendenze verranno confermate, le esportazioni annuali sfonderanno la soglia di 1 milione di kg.
I prodotti più apprezzati dagli emiratini sono le Mozzarelle e i formaggi freschi, aumentati nei primi dieci mesi del 2013 del 23,5%, seguono Grana Padano e Parmigiano Reggiano (13,2%).

Fonte: (Formaggio.it)

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Formaggi dalla A alla Z

E’ praticamente impossibile, considerando la grande varietà dei prodotti, un’ univoca classificazione dei formaggi: si ricorre in genere a diversi criteri, legati sia alle sue caratteristiche  che al processo produttivo.

Le classificazioni più usate distinguono i formaggi in base all’ origine del latte, al loro contenuto di grassi, di acqua oppure alla caratteristiche produttive . Un ultimo criterio di distinzione prende in esame il periodo di stagionatura.

Possiamo trovare infatti queste tipologie di formaggi :

  • in base all’origine del latte: vaccini, pecorini, caprini, bufalini, a latte misto
  • in base al contenuto di grassi: grassi, semigrassi, magri
  • in base al contenuto di acqua: a pasta dura, semidura, molle
  • in base alle caratteristiche produttive: a pasta cruda, semicotta, cotta, filata, pressata, erborinati, a crosta fiorita, lavata
  • in base la periodo di stagionatura: freschi, a maturazione breve, media, lenta.

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Gorgonzola: il formaggio che ha battuto tutti i record di vendite all’estero

Il gorgonzola è un formaggio assai antico, alcuni affermano che il gorgonzola sarebbe stato fatto per la prima volta, nella località omonima alle porte di Milano, nell’anno di grazia 879.
Secondo altri la nascita ebbe luogo a Pasturo nella Valsassina, grande centro caseario da secoli, grazie alla presenza di quelle ottime grotte naturali la cui temperatura media è costante tra i 6°C ed i 12°C e consente, pertanto, la perfetta riuscita del gorgonzola, così come di vari altri formaggi.

La cittadina Gorgonzola, in ogni caso, rimane il centro di maggior fama, se non di maggior produzione o commercio per vari secoli; infatti il primo vero nome del gorgonzola fu quello di “stracchino di Gorgonzola”, meglio definito poi dal suo sinonimo di “stracchino verde”. In tal contesto, è fuor di dubbio che la sua produzione avvenisse con le mungiture autunnali della transumanza di ritorno dalle malghe od alpeggi.

La diffusione del gorgonzola, per quanto lenta se rapportata ai successi di altri formaggi, fu tuttavia costante almeno per quanto riguarda l’area tra Lombardia e Piemonte: tanto il Pavese quanto il Novarese si aggiungono in modo massiccio a Milano ed al Comasco nella produzione del gorgonzola.

Si prefigura così quello che i decreti del 1955 e del 1977 delimiteranno come zona di produzione e di stagionatura di questo formaggio ormai assurto alla denominazione di origine tutelata.

Dagli inizi del ‘900 in poi il gorgonzola assapora i suoi crescenti successi soprattutto all’estero, stabilendo un record nelle esportazioni con oltre 100 mila quintali annui di formaggio destinati a Inghilterra, Francia e Germania; mentre il primo paese predilige il gorgonzola bianco di sapore mite e leggermente piccante, francesi e tedeschi richiedono espressamente quello dalla pasta venata e dal gusto marcato, il cosiddetto gorgonzola “a due paste”.

Nell’immediato dopoguerra viene messa a punto una nuova tecnica, cioè la lavorazione del gorgonzola ad “una pasta”. Gradualmente sostituisce la precedente produzione, assai empirica, sensibilmente più costosa, igienicamente e qualitativamente incostante. I caseifici e le molte latterie disseminate in tutta la pianura padana, raccolgono il latte presso tutte le cascine e producono il formaggio che viene quindi trasportato presso i grandi centri di stagionatura. Negli anni settanta gli oltre 100 caseifici devono necessariamente modernizzare gli impianti produttivi e diversi piccoli produttori, non riuscendo a sostenere le spese, devono lasciare. Rimangono quindi ad oggi circa una trentina di aziende ben strutturate che oltre a lavorare il latte, il gorgonzola lo stagionano nei lori moderni impianti; si distinguono in grandi e medi complessi.

La produzione degli ultimi anni conferma lo spostamento dell’asse produttivo. Tra le tre maggiori provincie produttrici, Novara raccoglie oltre il 45 %, Pavia il 22 % e Milano il 15%. Il resto si divide tra le altre provincie dell’area tipica di produzione e di stagionatura indicata dalle leggi di tutela di denominazione.

(Fonte: Gorgonzola.com)

Presto in vendita presso i negozi di “Formaggeria Italiana” e sullo Shop Online (www.formaggeriaitaliana.com) i migliori Gorgonzola selezionati per voi.

Per maggiori informazioni info@formaggeriaitaliana.com

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Il 2015 l’anno del Formaggio?

Quest’anno, in occasione di Expo 2015, si terranno le Olimpiadi del formaggio, una manifestazione a carattere mondiale che proclamerà i migliori formaggi esistenti, tradizionali o di fantasia. Il 2015 sarà quindi l’anno del formaggio? Chissà, forse.

Perché, per quanto il formaggio sia un prodotto di grande utilizzo, amato dalla maggioranza dei consumatori, non si può dire che sia un alimento molto conosciuto. Al contrario, il consumatore non ha ben compreso cosa ci sta a monte della fetta di formaggio che acquista. Benvengano, allora, le manifestazioni di alto profilo, purché non rimangano chiuse in se stesse, ovvero nascano per diventare un circolo privato che esclude la maggioranza delle persone o diventino un piedistallo per coloro che del formaggio sono già esperti.

Divulgare la conoscenza del formaggio significa coinvolgere tutto il popolo italiano, in questo caso addirittura mondiale, non solo con una gara limitata a decretare un vincitore, ma con l’organizzazione di eventi strettamente legati alla manifestazione principale, capaci di assumere una popolarità di larga scala, un coinvolgimento di massa, anche con la formazione della gente del formaggio, come l’allevatore, il casaro, il commerciante, l’ambulante, il ristoratore, lo chef e tutti quei soggetti che utilizzano il formaggio o per professione o semplicemente per passione. Primo fra tutti il consumatore.

Promuovere un prodotto significa innanzi tutto farlo conoscere. Bello, piacente o non, il formaggio dev’essere l’oggetto di una cultura generale che possa far comprendere, soprattutto al neofita, quanto lavoro, difficoltà, studio c’è a monte di un prodotto la cui origine è animale, e quindi naturale.  Le Olimpiadi del formaggio 2015 credo possano essere “il momento”. L’organizzazione di questa grande manifestazione deve pensare in primis a questo, alla divulgazione della cultura del formaggio, poi alla competizione. La quale darà a molti tanta soddisfazione e a molti di più delusione.

Mi aspetterei, da quest’evento, che tutti i casari partecipanti venissero coinvolti con un’unica finalità, quella di dimostrare ai popoli del mondo che per fare formaggio si parte dal latte di lattifere che vengono allevate con i guanti bianchi, mai maltrattate come molti pensano. Che il lavoro del casaro è un’arte che pochi possono atteggiarsi a fare con scrupolo, con coscienza e con il desiderio di produrre formaggi di qualità.

Vorrei che il formaggio fosse conosciuto per quello che è, ovvero un alimento sano, buono che deve essere impiegato normalmente nelle diete, che può essere utilizzato in cucina con maggiore consapevolezza di quanto non lo si faccio ora, che serva anche a ricordare che il formaggio è cultura, è la storia dell’Italia, perché, come mi capita di ripetere spesso, il formaggio è la nostra storia, è la storia del territorio, del popolo e di ognuno di noi.

Un buon anno del formaggio sarà quello che vedrà la riscoperta, da parte di chi l’ha sottovalutato, degli aspetti più importanti, delle sue caratteristiche organolettiche, delle sue proprietà alimentari, della sua alta qualità, in particolare quando le lattifere vivono al pascolo. E, soprattutto, quello che vedrà la riscoperta di un prodotto che il tempo ha dimostrato essere l’alimento base per tutti.

(Fonte: Formaggio.it)

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Sito in allestimento

FormaggeriaItaliana.com sarà presto online. Per maggiori informazioni è possibile contattarci all’indirizzo info@formaggeriaitaliana.com

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